Walter Bonatti: una vita libera

Walter BonattiWalter Bonatti è uno di quegli italiani che ha rappresentato il proprio Paese meglio di quanto a volte esso meriti. Grande alpinista, tra i migliori di sempre insieme a Riccardo Cassin e Reinhold Messner, ed eccellente reporter dalla metà degli anni Sessanta, è stato un uomo che bisognerebbe sempre additare quale esempio, proprio perché non è stato un uomo facile. È passato attraverso oltre cinquant’anni anni di menzogne e cattiverie, quelle che hanno accompagnato la travagliata conquista italiana del K2 nel 1954. È stato attaccato e umiliato. Per anni incompreso da molti, isolato. Alla dirigenza Cai dell’epoca, a tanti giornalisti e anche a gran parte dell’opinione pubblica la sua sembrava solo cocciutaggine. Protestava la verità dei fatti, ma in tanti sbuffavano spazientiti o al più tergiversano. Forse a nulla gli sono servite le battaglie giudiziarie vinte. Dentro di lui si era rintanata un’amarezza che comunque non gli ha impedito di vivere, lottare e amare. Ormai forgiato dalla vita a sopportare ogni nefandezza, l’ha attraversata a testa alta.
Dopo la sua scomparsa, avvenuta nel settembre del 2011, Annibale Salsa, passato presidente generale del Cai che ha fortemente sostenuto il lavoro di ricerca con cui l’associazione ha ricostruito ciò che realmente accadde sul K2, ha affermato: «La mia più grande felicità resta quella di aver contribuito a portargli quella serenità nell’animo che egli ha cercato di raggiungere per ben 54 anni! Caro Walter, ora puoi riposare in pace tra le tue montagne dopo esserti riappacificato con gli uomini».
Purtroppo non è stato così. La fiction K2. La montagna degli italiani andata in onda domenica e lunedì su Raiuno ha inferto una nuova, ulteriore ferita nella memoria di Walter Bonatti e nel presente di chi gli è stato vicino. Lo sceneggiato è stata duramente contestato da tre figure autorevoli come Reinhold Messner, Rossana Podestà (compagna di Walter Bonatti) e Luigi Zanzi (uno dei tre saggi della relazione del 2004 del CAI Club Alpino Italiano che indagò sui lati oscuri della spedizione). In un comunicato congiunto, hanno affermato che è stata resa “piccola” anche la più grande impresa dell’alpinismo italiano. Sono state molte le contestazioni mosse, dalla scarsa credibilità alpinistica dei movimenti e delle azioni all’ambientazione imprecisa. Anche la sceneggiatura non è stata risparmiata dalle critiche, si è parlato di “gusto provinciale” lontano dalla scrittura moderna considerata necessaria per attrarre l’attenzione di un pubblico giovane. Ma a parte tutto questo è soprattutto la figura e la storia personale di Bonatti a essere stata ancora una volta tradita. L’immagine che ne è uscita è opposta a quella autentica. Nonostante l’invocata rispondenza di questa fiction alle ricostruzioni storiche che dopo mezzo secolo sono state fatte dal Cai, in realtà è andata in onda una storia pasticciata. «Bonatti è stato presentato come un eccentrico concentrato sul proprio successo personale, – ha affermato Messner – mentre nella realtà sappiamo che fu fondamentale proprio per il gioco di squadra e che era convinto che il successo di quella spedizione passasse proprio attraverso il lavoro di tutti». Per Zanzi «Bonatti è stato ridotto a un fantoccio che fa il monello, un burattino che si diverte a fare il primo della classe, ovvero il contrario di quello che era, cioè un giovane convinto della necessità del lavoro d’équipe. L’ha ripetuto per anni e ora, in questa fiction, sembra quello che voleva far di tutto per andare in cima».
Pur possedendo innate doti di divulgatore, Bonatti è stato un uomo schivo e riservato. Non ha mai amato che si parlasse di lui. Non è mai andato ai talk show, se si esclude una sua apparizione da Fazio negli ultimi anni. Per questo forse non sempre è ricordato come meriterebbe. La rettitudine morale di Walter Bonatti sia d’aiuto a me, a voi, a noi tutti.

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One thought on “Walter Bonatti: una vita libera

  1. Manca solo : che Dio vi benedica.
    Tra questi “italiani” mi sento di aggiungere, ma forse c’è già, il grande Pietro Mennea soprannominato la Freccia del Sud.

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