Un popolo in fuga

Per molti ormai la vita è altrove, lontani da un’Italia che non ha saputo prendersi cura di se stessa e dei suoi abitanti. I numeri parlano di una vera e propria fuga. Secondo l’Istat, lo scorso anno sono stati 50mila gli italiani che hanno deciso di andare a vivere all’estero, più di 4mila al mese. Come se ogni trenta giorni un piccolo centro sparisse per sempre dalla geografia nazionale. I nuovi migranti sono sempre più giovani e istruiti.
Recenti sondaggi Eurispes raccontano che il 60% degli italiani tra i 18 e i 34 anni si dichiarano sfiduciati e sarebbero disposti a intraprendere un progetto di vita all’estero. La sfiducia aumenta tanto più il titolo di studio è elevato.
Le mete sono quelle dell’emigrazione classica: Germania, Svizzera, Regno Unito, ma anche Canada, Australia e Brasile.
È l’altra faccia della medaglia. Ai giovani africani e ai profughi provenienti da luoghi insicuri e desolati che approdano sulle nostre coste in cerca di riscatto e di una vita migliore si contrappongono i giovani italiani in fuga verso un futuro più dignitoso. Il fugace punto di contatto tra gli uni e gli altri è una terra ricca di promesse, ma avara di soddisfazioni. Una terra che ai primi perlopiù riserva un lavoro in nero, a volte sotto le grinfie della malavita organizzata, e ai secondi una triste girandola fra call center e precariato.
Nella disperazione dei giovani si specchia la debacle italiana, che non ha eguali fra i Paesi avanzati. Da noi non manca solo il lavoro, ma anche tutto il resto. I servizi sono carenti, nel centro e nel sud Italia si può dire, senza timore di essere smentiti, pessimi. L’innovazione tecnologica avanza al ritmo di una lumaca (possono venire a raccontarci ciò che vogliono, ma sappiamo bene che in qualsiasi isoletta greca o spagnola, tanto per confrontarci con chi dovrebbe stare come noi se non peggio, una stramaledetta linea Wi-fi gratuita non ci sarebbe negata). La ricerca è umiliata da continui tagli di risorse. L’istruzione è ostaggio di privilegi scandalosi. Le nostre università sono tra le meno qualificate (nel 2012 60mila giovani hanno ritenuto di completare i propri studi all’estero per avvalorare la propria formazione). Le nostre politiche sociali sono arretrate, inadeguate: nessun sostegno è riservato alle giovani coppie, le unioni di fatto non godono di alcun diritto, le madri e i padri guardano trasognati ai servizi per l’infanzia garantiti nei Paesi del Nord Europa. Da noi perfino l’accesso alla pratica sportiva è negato, fatta salva la possibilità di ricorrere in modo fittizio all’arruolamento in qualche arma (credo non vi siano altri casi del genere). Le nostre città, e in particolare le nostre metropoli, sono considerate tre le meno vivibili (in una recente classifica Milano e Roma figurano in 48esima e 49esima posizione, dietro tutte le principali città europee). Aggiungiamo anche il sistema di leggi più farraginoso, la burocrazia più lenta e il fisco più vessatorio. A questo punto spiegatemi per quale ragione un giovane dovrebbe progettare di trascorrere la sua via in Italia.
Come dite? Ah certo, me l’ero già scordato. Perché noi e solo noi saremo governati da 10 saggi scelti da un presidente ultra ottantenne. A proposito, ma che tipo di contratto è stato proposto a loro? A progetto?

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8 thoughts on “Un popolo in fuga

  1. Una volta una mia amica, più grande di me di qualche anno, mi disse che se ce ne andassimo tutti nessuno rimarrebbe a lottare per cambiare le cose… adesso è in Francia! 🙂

  2. Mah, chi lo sa cosa ne uscirà? Credo che le cose accadano sempre per un motivo, la speranza è che sia in atto un cambiamento, anche se l’immagine che vien data al paese del Movimento 5 stelle è di una banda sgangherata. Ma ho sentito persone che qui nel Veneto sono sempre state fedeli al PD o al PDL affermare di aver votato M5S perchè non hanno più fiducia e sono veramente disgustati dai politici, per come si comportano e per gli scarsi messaggi di solidarietà che hanno dato a chi infondo li paga. E queste persone non sono i soliti che sbraitano tanto per…ma sono persone che hanno dedicato una vita al lavoro e hanno seguito la politica nel nostro paese con passione. Questo vorrà dire qualcosa no? Non capisco come chi ci rappresenta sembra non rendersi conto di questo malcontento.
    Comunque va riconosciuto che il M5S ha dato inizio a qualcosa, ora è importante che continui. Non seguo molto la politica, mi da un po’ la nausea, ma credo che in passato un po’ il partito radicale, un po’ la Lega abbiano aperto la strada a una piccola rivoluzione che può veramente cambiare le cose, ma bisogna prima di tutto crederci e non permettere che i soliti riportino tutto al solito ordine.
    Nell’ipotesi invece che sotto ci sia un disegno che ha solo lo scopo di darci l’illusione del cambiamento, un fingere, beh a volte capita che le cose sfuggano di mano e che le carte in tavola si ribaltino…speriamo

  3. Mannaggia che pessimismo…non stai un po’ eagerando? Non credo che negli altri stati sia tutto rose e fiori di questi tempi.
    Consoliamoci un po’ con il fatto che in un modo o nell’altro siamo sempre usciti dai periodi bui, sù dai…mia suocera quando si parla di cose troppo tristi se ne ece con la battuta: “Sù sù…parliamo un po’ di dolci ora!” 😉

    • Ho sempre guardato con sospetto chi si indigna a comando e con compiacimento e vorrei continuare a farlo. Però guardiamoci attorno. Sinceramente fatico a trovare ragioni per essere ottimista sulle sorti dell’Italia. Ne verremo fuori? Ma sì, probabilmente ne verremo fuori anche questa volta. Ma all’italiana, ed è questo il problema.

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