Vivere con i libri #4 “Un bel posticino” La Spoon River di Hermann Hesse


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È difficile parlare di Hermann Hesse. Terribilmente difficile. Di lui è stato detto tutto e il contrario di tutto. Scrittore di vastissima popolarità, inviso a una certa critica. Il perché di questa ostilità alla sua figura e alla sua opera è presto detto.  Lo scrittore tedesco ha condotto un’esistenza  solitaria, cercando la perfezione attraverso i sentieri dell’interiorità, una via quindi, che non contemplava le realtà sociali e politiche. Hesse privilegiava il dentro, non il fuori, il sentimento piuttosto che l’assoluta razionalità. Molti critici lo hanno accusato di spiritualismo. Oh, una colpa assai grave. Certo perché per loro è vera letteratura solo quella di chi si crogiola nella crisi esistenziale e nella mancanza di valori, nel nichilismo e nulla altro. Quando si parla di pace, natura, amore universale, meditazione, ricerca spirituale, quel genere di critici mette mano alla pistola. Dunque non poteva che essere detestato il ricercatore assoluto, il letterato che sarebbe divenuto un mito per i giovani dagli anni Sessanta in poi. herman3Ecco, forse questa è la “vergogna” di Hesse: essere diventato un’icona adorata dagli adolescenti, l’età in cui si creano i miti.  Gli scettici annoiati e imbevuti di relativismo continuano a liquidare Siddharta, Narciso e Boccadoro, Il gioco delle perle di vetro, e non parliamo neppure de Il pellegrinaggio in Oriente o Francesco d’Assisi, come libretti intrisi di un sentimentalismo confezionato ad arte per giovani foruncolosi.
Certo, centinaia di migliaia di giovani, giovani alla ricerca della propria identità e di una purificazione spirituale, che un tempo partivano per l’India e che oggi tornano a coltivare la terra, che scrivono poesie ingenue e rabbiose, che chiedono sentimenti profondi, che anelano giustizia e uguaglianza, tutti questi giovani da decenni vagano per il pianeta con in tasca la propria copia sgualcita del Siddharta. E allora? Divenire un grande narratore popolare è sufficiente per essere giudicato volgare? Che Hesse sia popolare, cioè “del popolo”, è dimostrato dalla continua presenza dei suoi romanzi nelle classifiche dei libri più venduti. Francesco, Siddharta e Josef (il maestro del Gioco delle perle di vetro)  rappresentano un antidoto a quella pretesa superiorità intellettuale di un’élite autonominatasi tale, volgare e arraffona, tutta vezzi e birignao, in barba alla quale si continueranno a leggere le opere dello scrittore tedesco.
Carlo Zanda Un bel posticinoChe lo abbiate amato da giovane, o scoperto solo in età adulta, poco importa. Non dovreste comunque perdervi un bel libro, da poco dato alle stampe da Marco y Marcos. Si chiama Un bel posticino, lo ha scritto Carlo Zanda. Il sottotitolo recita La Spoon River di Hermann Hesse. Cosa ha fatto Zanda? Se ne è andato a Montagnola, piccolo paese ticinese sulla Collina d’oro, sopra Lugano, dove Hesse ha vissuto dal 1919 al 1962, anno della morte e dove scelse di essere sepolto, acquistando nel piccolo cimitero di Sant’Abbondio “un bel posticino”, furono proprio queste le parole usate dallo scrittore in un articolo per un giornale tedesco. È andato al cimitero e ha fotografato le tombe di coloro che hanno vissuto negli stessi anni di Hesse, poi ha ricostruito con pazienza le loro biografie. Ci sono Natalina, che per anni ha accudito lo scrittore con la discrezione propria delle donne intelligenti, il medico Plinio, l’amico Ball, il parroco don Cesare, l’elettricista Balzelli e tanti altri. Per ogni personaggio una scheda, una foto e un piccolo arguto racconto. Incastonati tra queste, come lampi di luce, le opere che Hesse scrisse nel suo rifugio svizzero.
Molti anni fa, totalmente immerso nell’opera narrativa di Hesse, mi recai a Montagnola per visitare il cimitero e cercare la casa Rossa, dove lo scrittore visse con Ninon, la terza moglie, e ospitò profughi, esiliati, intellettuali. Appenai tornai a casa, andai a cercare Siddharta, per un’ennesima lettura. Ben più geniale è stata la scelta di Carlo Zanda, che tornato a Milano dopo la visita al cimitero di San’Abbondio, è andato invece a cercare l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Con già un’idea in testa: una nuova Spoon River con al centro Hermann Hesse. Che fosse possibile, non ne era ancora certo. Che valesse la pena tentare, sì. E così si è trasformato nello scalpellino Richard Bone.
Bravo Zanda, quanto ti invidio! Sì, avrei tanto voluto avere la tua idea trent’anni fa. Ora posso solo accontentarmi di tenermi vicino il tuo bel libro e rimettermi all’opera.

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