Italia-Kazakhstan: democrazia a gettone

La questione kazaka è delicata, molto delicata. E non conosceremo mai la verità, statene certi. Sì, salterà qualche testa, ma non si andrà al cuore del problema. Il male si annida nella torbida commistione fra politica e business. Ci sono grandi aziende italiane che hanno in corso affari giganteschi in aree del pianeta dove non c’è democrazia e dove vengono quotidianamente violati i più elementari diritti umani. Ma nel nome dello sviluppo economico i loro progetti vengono sostenuti anche dal nostro  governo. Due nomi soltanto, ma l’elenco sarebbe lungo: Impregilo e Eni. Il primo è il principale gruppo italiano nel settore delle costruzioni e dell’ingegneria, e dopo l’annunciata fusione per incorporazione di Salini incrementerà la sua quota di mercato; è stato ed è protagonista di molte opere che hanno comportato devastazioni ambientali e lo sradicamento di popolazioni indigene dai luoghi nativi (basti citare la diga di Yacyretà sul fiume Paranà, tra Argentina e Paraguay, e quelle in costruzione nel Lesotho, una enclave all’interno della Repubblica Sudafricana, vicenda quest’ultima per la quale Impregilo è stata anche condannata dall’Alta Corte del Lesotho per aver corrotto l’ex direttore del progetto). Eni è indagata per tangenti e violazioni dei diritti umani in Nigeria e Kazakhstan, e altri forti sospetti insistono sugli affari del Gruppo in Mozambico e Iran. Ora il caso Shalabayeva ha alzato il velo sugli intrecci fra affari e politica in Kazakhstan. Pare che che il dittatore kazako Nursultan Nazarbaev abbia trascorso alcuni giorni di vacanza in Sardegna nella villa di Ezio Simonelli, commercialista, presidente dei collegi sindacali di numerose aziende italiane tra cui Mediolanum e collaboratore con altre importanti imprese tra cui Fininvest. Così l’ombra di Berlusconi si spande anche su questa vicenda. Ora, Dio mi guardi dall’assolvere il Cavaliere dalle sue colpe, ma non lasciatevi ingannare da chi vuol farvi credere che tutto il male sia sempre e solo da una parte. In Kazakhstan e in molti altri Paesi alcune imprese italiane hanno interessi molto forti da tempo. I giri d’affari sono enormi, così enormi da passare sopra le vite umane e i governi, anche quelli di Stati che possono vantare sistemi democratici più consolidati. Guardate questa foto scattata nel 2007 in Kazakhstan, in occasione dell’incontro fra l’Amministratore Delegato di Eni Paolo Scaroni, il primo ministro kazako Karim Masimov e il ministro dell’Energia Sauat Mynbayev. Riconoscete qualcun altro?

Eni Kasakistan

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2 thoughts on “Italia-Kazakhstan: democrazia a gettone

  1. Pingback: Pasticcio kazako: se la nostra credibilità passa per le parole di Scajola e Treu | L'alternativa nomade

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