Bettino, Silvio e il destino tragicomico di un Paese immorale

Interessante l’articolo a firma di Oliviero Beha pubblicato oggi su Il Fatto Quotidiano: Bettino & Silvio i gemelli diversi. Fa sempre un certo effetto rileggere, seppure a stralci, il discorso pronunciato alla Camera da Bettino Craxi il 3 luglio del 1992.    “…C’è un problema di moralizzazione della vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e con rigore… il problema del finanziamento dei Partiti…, delle illegalità che si verificano da tempo, forse da tempo immemorabile… Si è diffusa nel Paese, nella vita delle istituzioni e della pubblica amministrazione, una rete di corruttele grandi e piccole che segnalano uno stato di crescente degrado della vita pubblica… I casi sono della più diversa natura, spesso confinano con il racket malavitoso, e talvolta si presentano con caratteri particolarmente odiosi di immoralità e di asocialità…”. Beha sposa la tesi di molti: Craxi disse cose vere, denunciò mali che ci perseguitano ancora oggi, ma non aveva la “faccia” per dire quelle cose, considerato che egli stesso sarebbe stato condannato in contumacia per corruzione. Allontaniamo le nostre simpatie o antipatie politiche e concentriamoci sul cuore della vicenda: Craxi disse cose vere.
Con un volo pindarico, o se preferite un salto senza rete, Beha cita poi Paolo Sylos Labini, che nel 2002 disse a proposito di Berlusconi: “Lo paragono ad Al Capone”.
L’improvviso cambio di registro viene ricucito nelle ultime, forse affrettate righe, nelle quali Beha si abbandona a un déjà vu “si stava meglio quando c’era lui”. In sintesi: l’amorale Bettino tentò di denunciare l’immoralità che imperversava già allora in questo Paese, il gaudente Silvio invece, ridotto come al solito a una macchietta (questa volta si evocano i personaggi cialtroni creati da Sordi), pensa solo al suo salvacondotto e ben si guarda dal vuotare il sacco.
Conclusione: “veniamo da lontano ma in vent’anni si è scavata una voragine di cui la nostra berlusconizzazione è il dato più inquietante”.
Anche questa volta facciamo lo sforzo di allontanare le nostre simpatie o antipatie politiche e concentriamoci sul cuore della vicenda: come mai gli italiani, gettato Craxi alle ortiche, si sono berlusconizzati?
La risposta, secondo me, è offerta dallo stesso Beha e si trova poche righe sopra la conclusione dell’articolo: si trova laddove il buon Oliviero rimprovera a Berlusconi di non essere neppure sfiorato dal dubbio di vuotare un sacco che riguarda tutta o buona parte della classe dirigente italiana, politica, imprenditoriale, bancaria ecc., collusa con lui a ogni livello. Ecco, appunto: tutta o buona parte della classe dirigente italiana, politica, imprenditoriale, bancaria ecc. collusa a ogni livello. Una tesi che mi pare di avere già sentito. Qualcuno l’ha sintetizzata in due sigle: Pdl e PdmenoL.

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