Brianza quale?

Pietosa, stucchevole e inutile appare la polemica innescata dal nuovo film di Paolo Virzì Il capitale umano. Breve riassunto per chi (beato lui) è all’oscuro dei precedenti. Il regista livornese, presentando il suo lavoro al quotidiano La Repubblica, ha definito la Brianza come un “paesaggio gelido, ostile e minaccioso”, fatto di “grumi di villette pretenziose”, di “ville sontuose dai cancelli invalicalibili”. Apriti cielo! Il primo a mostrare disappunto attraverso le pagine del suo blog è stato Andrea Monti, assessore provinciale della Lega Nord al Turismo e Sport. Il lumbard ha definito le dichiarazioni di Virzì «uno schiaffo, se non un insulto, a tantissimi brianzoli, che hanno costruito le proprie casette, grandi o piccole che siano, con la fatica e il sudore». In seguito è intervenuto anche il presidente della moribonda provincia MB, mentre all’assessore Monti non è parso vero di avere trovato il modo di ricevere tanta visibilità, così si è gettato a capofitto in uno scambio di tweet con Virzì, prontamente ripreso dalla stampa locale. Il tenore del dialogo è il seguente.

MONTI: «Scusi, ma Paolo Virzì chi?» (replica Monti citando Matteo Renzi)
VIRZI’: «Andrea Monti si dia un contegno, lei è un uomo delle istituzioni, lasci fare il buffone a noi gente dello spettacolo. Torni a bordo, caxxo!»

Partita un po’ in sordina, la vicenda ha poi ricevuto attenzione anche dalla stampa nazionale. Oggi corriere.it ospita un intervento di Alessandro Sala, che nel cognome sembrerebbe tradire confidenza con la Brianza, ma nei fatti dimostra di non conoscerla. Il post intitolato La Brianza arrivista del livornese Virzì. Che non esiste prende le distanze dal lavoro di Virzì, cita Porta, Parini e Manzoni (ma dimentica Gadda che già 50 anni fa parlava di Brianza profanata, la pagina della Cognizione del dolore che comincia con Di ville, di ville! piaccia o no va letta come una guida agli orrori) e passa dunque a descrivere l’anima autentica di quella terra (bontà sua, Sala poteva giusto scrivere per il Corriere, del resto nel suo breve profilo ammette di gironzolare per via Solferino da quando avevo 26 anni). In un crescendo di luoghi comuni, il giornalista sostiene che «Brianza sono le grandi aziende familiari», peccato che fra gli esempi cita Valli, ceduta già nel 2008 agli svedesi, e Caldirola, passata a una cordata di imprenditori piemontesi. Ma fa anche di peggio, quando scrive che «Brianza è la Silicon Valley italiana, con il polo vimercatese che mette insieme Siemens, St Microelettronics, Alcatel, Ibm». In verità Ibm se n’è andata da tempo, Alcatel già fortemente ridimensionata minaccia di farlo da anni e quella che un tempo era stata appunto ribatezzata in modo un po’ baldanzoso la Silicon Valley italiana si sta trasformando in un arido deserto.
Insomma Virzì nelle interviste di lancio del film ha ammesso almeno di non essere un conoscitore del territorio, e Alessandro Sala (chi?) dimostra di non essere da meno. Temo che nei prossimi giorni, il film esce nelle sale solo oggi quindi finora la polemica si è retta solo sulle dichiarazioni, sentiremo parlare spesso di Brianza. La maggior parte degli opinionisti che interverranno nel dibattito probabilmente non sapranno neppure indicare dove si trova. Eppure parleranno. Ora, di tutti i luoghi comuni, quello della Brianza fatta solo di capannoni industriali e villette di dubbio gusto proprio non mi è mai andato giù. La Brianza come capitale del kitsch è diventato da anni un cliché da proporre e riproporre in tutte le salse. Senza più domandarsi cosa ci sia di vero. Senza mai chiedersi se in Piemonte, nel Veneto, in Emilia o in molta parte del meridione ci siano meno brutture. Lo si ripete e basta. Come un mantra. Perché in fondo, a forza di ripeterlo, quello dell’opulenta Brianza sfigurata è diventato uno stereotipo divertente e rassicurante, col quale si assolve tutto il resto: le città dominate dalla criminalità organizzata, devastate da scelte urbanistiche criminali, prive dei più elementari servizi pubblici, sommerse dai rifiuti, traboccanti di edifici mai terminati e strade pavimentate in modo sommario. Questo è il vero viaggio allucinante che ognuno di noi può fare attraversando l’Italia da Roma in giù, non altri.
Ai “pazzarielli del tempo passato” (è un’espressione di Brera) piace additare la Brianza come simbolo del cattivo gusto, come il luogo che riassume il peggio del nuovo ricco. Questa terra, da cui sono nati il secondo tratto ferroviario italiano e la prima associazione degli industriali, effettivamente ha pagato a duro prezzo la propria crescita tumultosa. Ma non c’è niente in Brianza di così mostruosamente brutto e volgare che non troverete in qualsiasi altra regione italiana.

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2 thoughts on “Brianza quale?

  1. “Quanti Bagiànada”
    La “Briansa” ma sopratutto i “Brianzöö “ hanno contribuito ad accrescere la cultura, le idee politiche e filosofiche dell’Italia attraverso l’opera e le idee di illustri personaggi, quindi ….” tass e viff in pass”; e aggiungo che nei primi decenni del secondo dopoguerra ai brianzoli veniva attribuito l’appellativo di “giapponesi d’Italia” (ora forse un po’ meno!).
    Concludo citando un aforismo, che vale un po’per tutti: “Parla soltanto quando sei sicuro che quello che dirai è meglio del silenzio.”
    MASSIMO

  2. Pingback: Brianza quale? | A L C A B L O G

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