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Francesco d’Assisi patrono dei dilettanti

francesco d'assisi

Di tutte le parole che nell’uso corrente assumono una connotazione errata, dilettante è forse quella più oltraggiata. «È un dilettante» dice con disprezzo il tronfio esperto. «Il suo è un atteggiamento dilettantesco» afferma il professionista impaludato nelle sue stolte certezze. Ma chi è davvero il dilettante? Semplicemente colui che si occupa di una scienza, di un’arte o di qualsiasi altro argomento per puro amore, per la passione e la gioia che ne riceve. Per diletto, appunto. Solo per questo si distingue dagli altri, cioè da coloro che si dedicano agli stessi studi e agli stessi interessi per il proprio guadagno, poiché costoro si dilettano solo del denaro che con tali impegni si procurano. Eppure la maggior arte di noi ha rispetto per gli «specialisti» e sfiducia verso i dilettanti. Convinti che nessuno possa prendere qualcosa sul serio senza lo sprone della necessità, del bisogno, dell’avidità. Invece è vero il contrario, e la storia dell’umanità è ricca di esempi. Per il professionista la ricerca è solo un mezzo, mentre per il dilettante è lo scopo. Solo chi si occupa di qualcosa con amore e passione può andare oltre, valicare il già conosciuto.  Dai dilettanti, più che dai professionisti mercenari, sono nati le grandi imprese. Se si esamina il campo della ricerca scientifica si scopre che uno straordinario numero di scoperte è stato compiuto da dilettanti, outsider e autodidatti che invasati da un’idea hanno saputo abbattere la barriere innalzate dalla cultura e la tradizione accademica, cioè dai professionisti. Heinrich Schliemann, un commerciante arricchito, scoprì Troia e la civiltà micenea solo grazie al suo entusiasmo e all’ingenua fiducia nella veridicità dei poemi omerici. Fu avversato in ogni modo dalla critica ufficiale contemporanea e successivamente alcune delle sue prime interpretazioni si rivelarono sbagliate, ma il suo lavoro ebbe il merito di aprire un capitolo inesplorato della protostoria del Mediterraneo e quindi del mondo intero. Anche Cristoforo Colombo quando scoprì l’America credette di avere incontrato l’India. Forse che questo sminuisce la sua scoperta? Si potrebbe continuare per giorni e giorni con simili esempi. Benjamin Franklin, senza frequentare ginnasi e università, divenne oltre che un illustre politico anche un notevole scienziato. Galvani, lo scopritore dell’elettricità, in realtà era un medico. Faraday, uno dei maggiori scienziati di ogni tempo, cominciò come rilegatore di libri. Samuel Morse, che costruì il primo telegrafo, era un pittore. La diffidenza dei professionisti verso i dilettanti e i profani è la diffidenza dell’uomo medio verso il genio. L’uomo che procede sulla strada battuta disprezza chi si avventura lungo un cammino impervio, dove non si vedono solide basi a cui appoggiarsi. Se poi il cammino intrapreso si espone sui sentieri della spiritualità, la diffidenza e la protervia dei professionisti si fanno ancor più feroci. Francesco d’Assisi non prese mai i voti sacerdotali. Al di là di tanta agiografia, il suo percorso si è compiuto interamente al di fuori dei canoni e dei costumi ecclesiastici del tempo, tanto è vero che egli li contrastò. La ricchezza del carisma francescano è tipica del dilettante. Come del resto la sua grande libertà mentale e le geniali idee. La rivoluzione dilettantesca di Francesco d’Assisi è stata cannibalizzata dei professionisti della Chiesa. Non potendo contrastare l’azione dirompente di Francesco, la Chiesa di Roma l’ha spenta gradualmente con lo stesso contributo dei francescani. Quando frate Elia, ministro generale dell’Ordine dal 1232 al 1239, fece erigere la doppia grande basilica di Assisi, consumò il primo grande tradimento dello spirito francescano. Quell’edificio solenne e imponente non rispetta Francesco povero e umile. Della Porziuncola, simbolo totalizzante dell’esperienza francescana, rimane poi la minuscola chiesetta sperduta al’interno della gigantesca Santa Maria degli Angeli, che la sovrasta, la inghiotte e la umilia. Quando i professionisti prendono il sopravvento sui dilettanti può succedere questo e anche altro.

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Ecologisti: estinti o risorti?

Nel 1986 il Wwf Internazionale scelse di festeggiare il 25° anniversario della sua fondazione ad Assisi. Per l’occasione quattro cortei si mossero da Cortona, Gubbio, Nocera Umbra e Spoleto in direzione della città di San Francesco. I pellegrini in Marcia per la Natura furono accolti uno a uno dal principe Filippo di Edinburgo, all’epoca presidente del sodalizio, la sera del 28 settembre. Tutti insieme furono poi ristorati nella “Selva” del Sacro Convento. assisiIl giorno seguente, nella Basilica Superiore, si celebrò un’emozionante cerimonia interreligiosa: i rappresentanti di cinque delle maggiori religioni mondiali (buddisti, cristiani, ebrei, induisti, musulmani) si riunirono in uno storico incontro in favore della natura. Poiché in quegli anni lavoravo presso gli uffici milanesi del Wwf, ebbi la fortuna di partecipare ai festeggiamenti. Solo anni dopo, però, compresi di avere assistito a quello che sarebbe diventato il momento più alto dell’intero movimento ecologista in Italia. Erano gli anni rampanti dell’edonismo reganiano e di una generazione di giovani arrivisti e arroganti, tuttavia nel nostro Paese le associazioni ambientaliste riuscirono, almeno a tratti, a dettare l’agenda politica, costringendo l’opinione pubblica e la classe politica a confrontarsi con temi quali la perdita della biodiversità, la distruzione degli ecosistemi e i limiti delle risorse. Continua a leggere