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Il silenzio è mafia. Ricordiamocelo

19 luglio 1992

paolo-borsellino

 

AGAINST MAFIA DEMO - PROTESTA CONTRO LA MAFIA

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Mafia a Milano, summit segreto a Buccinasco. E ci risiamo

La notizia è di quelle pesanti. E dovrebbe far vacillare anche chi testardamente continua a credere che la fama di Buccinasco sia immeritata. Quale fama? Quella di essere la capitale della ‘ndrangheta nel Nord Italia. Inquadriamo il contesto per i non milanesi. Buccinasco è una città con più di 30mila abitanti  immediatamente a ridosso del capoluogo lombardo. Sotto l’aspetto urbanistico è una realtà strana, sicuramente diversa da come molti la possono immaginare. Non è il classico paesotto di prima cintura metropolitana, con i suoi casermoni tristi e l’aria grigia. Sì, certo, non mancano edifici e anche interi quartieri di squisita bruttezza, risultato delle spartizioni del territorio fra i partiti politici che si sono succeduti alla guida della città. Però a dominare l’aspetto sono altri elementi: al di qua della tangenziale milanese ci sono molti parchi e aree verdi, laghetti nati dall’attività estrattiva ma oggi connaturati da una certa amenità, quartieri cosiddetti residenziali, ossia villette e piccole palazzine coronate da bei giardini. Al di là della tangenziale c’è la campagna verdeggiante con ciò che resta delle sue antiche cascine. Partendo dal centro di Milano e procedendo per pochi chilometri in direzione sud-ovest, lungo l’asse del Naviglio Grande, si possono raggiungere scampoli agresti di un certo interesse, ci si può perdere fra fontanili, rogge e marcite. Dove? A Buccinasco.
Ma questo aspetto gradevole che distingue la cittadina da quelle confinanti e da molte altre della cintura metropolitana milanese è schiacciato dal nomignolo con cui la stampa è solita definire Buccinasco: la Platì del Nord. Tempo fa, è cosa nota, Nando Dalla Chiesa e Martina Panzarasa hanno pubblicato per Einaudi un libro intitolato Buccinasco. La ‘ndrangheta al nord. Il lavoro inquadra con l’aiuto di numerosi particolari la storia di un paese diventato nei decenni una sorta di succursale degli ‘ndranghetisti calabresi. Per la verità non offre grandi novità, perlomeno a chi segue da tempo le vicende, e non è neppure privo di qualche errore nell’esposizione dei fatti. Tuttavia ha il merito di avere messo nero su bianco e in chiave divulgativa ciò che è già scritto negli atti di numerosi processi di rilevanza nazionale. Gli amministratori di Buccinasco, però, sindaco e vicesindaco in testa, non hanno gradito l’operazione editoriale, anzi hanno avuto una reazione decisamente stizzita e hanno accusato Dalla Chiesa di infangare il nome della città e dei suoi abitanti. Da qui ne è nata una polemica che è rimbalzata prima sui blog e poi  sulla stampa. Ci sono stati vari botta e risposta fra i politici locali e l’autore. Quest’ultimo ha cercato di spiegare che è sbagliato considerare gli ‘ndranghetisti presenti come un corpo estraneo che fa i suoi affari senza contatti e collegamenti. Per il resto si è assistito al solito copione, compreso reazioni scomposte e minacce di querele a largo raggio.
Ma torniamo all’inizio e scusate se mi sono dilungato tanto. Qual è dunque la notizia pesante? Quella pubblicata ieri da Il Fatto Quotidiano secondo cui nei mesi passati a Buccinasco si è svolto un incontro tra i rappresentanti di tre potentissime cosche della ‘ndrangheta. Qualcosa che ricorda lo storico vertice del 1981, quando ai tavolini di un bar si accomodarono i maggiori rappresentanti delle cosche di Platì, Africo e San Luca. Il gotha della ‘ndrangheta. Oggi come allora, di mezzo ci sono traffico di droga e i nuovi assetti delle cosche. L’incontro, o forse gli incontri, sono avvenuti mentre gli amministratori locali si scagliavano contro Nando Dalla Chiesa, reo di avere macchiato l’onore della città. Ora, un sano orgoglio campanilistico potrebbe anche essere compreso, ma non può spingere ad attaccare chi denuncia e si batte contro le mafie. Lo scorso febbraio, il vicesindaco di Buccinasco commentando sul suo sito l’adozione del nuovo Pgt comunale ha scritto: “Se questo fosse un comune “normale” di una nazione normale, ieri sera, durante la seduta dedicata all’adozione del nuovo piano regolatore (PGT), ci sarebbe stata una folla di giornalisti, televisioni, centinaia di cittadini orgogliosi di vivere a Buccinasco. Invece? Invece c’erano “quattro gatti”, tra i quali alcuni tipici personaggi da bar, più adatti al “bianchino” e al tressette in oratorio che a fungere da pubblico in questa storica occasione. Naturalmente i media e l’attenzione sono dedicati, come sempre, a personaggi negativi, cialtroni come Corona e le sue gesta, affascinante esempio di un’Italia malata… e poi oramai Buccinasco interessa solo quando si deve parlare di ‘ndrangheta, quasi sempre a sproposito… ma tanto a chi frega veramente della verità?”.
Già, a chi frega veramente della verità?

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Vivere con i libri #2 I cento passi

Peppino Impastato

Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino, fu ammazzato dalla mafia, a Cinisi, 35 anni fa. Aveva trasformato il suo microfono, quello di Radio Aut, in un megafono dal quale ripeteva, ogni giorno, nomi e fatti che nessuno osava citare. Parlava Peppino. Parlava tanto in una Cinisi (ma potremmo dire in un’Italia) muta, sorda e cieca. La sua vicenda umana e il suo coraggio sono stati raccontati in un bel film diretto da Marco Tullio Giordana, I cento passi. Feltrinelli ha pubblicato la sceneggiatura dell’omonimo film, scritta da Claudio Fava, Monica Zapelli e lo stesso Marco Tullio Giordana. A chi non vuole dimenticare, ne suggerisco la lettura. E suggerisco anche di sostenere la petizione su Change.org per salvare il casolare nel quale fu trucidato Peppino, diventato uno dei luoghi simbolici della battaglia contro le mafie, meta di un pellegrinaggio laico per tanti italiani. Quelle pietre devono essere custodite affinché, come scrisse Peppino, nessuno possa dimenticare che: “La mafia uccide, il silenzio pure”.