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Ah, la crisi!

Ormai giustifichiamo tutto con la crisi. Ogni fallimento, ogni scelta sbagliata, ogni errore trovano un alibi nella crisi. Abituati a specchiarci in questa Italia ripiegata su stessa, ci siamo convinti che tutto il mondo sta andando a rotoli come noi. Ebbene, le cose non sono affatto così. Solo qualche giorno fa ho visto in Tv l’ennesimo servizio che cercava di spiegare le origini di questa recessione. Ancora una volta sono passate le immagini degli impiegati della Lehman Brothers che lasciavano i loro uffici con le scatole di cartone in mano. Già, la Lehman Brothers, ricordate? Tutto è partito da lì, almeno così ci raccontano da anni. Lo scandalo dei sub-prime (che qua in Italia non sapevamo neppure cosa fossero) e il fallimento di una grande banca americana. Da noi, invece, non è fallita nessuna banca, affermano con orgoglio certi italiani. Vero, ma siamo sicuri che tenere sempre insieme tutto, il marcio con il fresco, sia un bene? Esaminiamo qualche dato. Dopo che è scoppiata la crisi americana (ufficialmente il 9 ottobre 2007) la Borsa di Wall Street ha ripiegato, poi lentamente è tornata a salire. In queste ultime settimane i principali indici statunitensi, S&P500 e Dow Jones, hanno toccato valutazioni mai raggiunte in tutta la loro lunga storia. Invece il nostro Ftse Mib (l’indice dei titoli principali quotati a Piazza Affari) ha perso quasi il 60% dall’ottobre 2007. Chiaro? No? Proviamo a spiegarla così. Un americano che nel 2007 ha investito 1000 dollari nella Borsa di NY oggi se ne ritrova sicuramente di più, mentre un italiano che sempre nel 2007 ha investito 1000 euro nella Borsa di Milano oggi se ne ritrova circa 400. E i sub-prime? E Lehman Brothers? Quelle restano storie per giornalisti italiani che non hanno voglia di aggiornarsi e riciclano all’infinito le stesse notizie. 

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Chiacchiere per fanfaroni istituzionali

Le prime pagine dei quotidiani di oggi sono eloquenti. Tralasciando la paralisi politica in cui versa l’Italia, balza all’occhio la notizia dell’ennesima indagine che coinvolge società impegnate nella costruzione di opere pubbliche. Questa volta si parla del Consorzio Venezia Nuova, un raggruppamento di grandi aziende di costruzione italiane, cooperative e imprese locali, concessionario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna, in pratica un sistema di dighe mobili meglio conosciuto come Mose.  Sulla società si è abbattuta una vera e propria bufera: arrestato l’ex presidente Mazzacurati, in manette anche il consigliere Savioli. Fatture false e appalti distorti sarebbero le accuse. Per anni i nostri ministri hanno girato il mondo per presentare quello che secondo loro dovrebbe essere la meraviglia dell’ingegneria italiana, anche se da sempre comitati locali e ambientalisti sollevano dubbi sul progetto. Sono stati a Londra, a New York, a Parigi a presentare la grande opera che dovrebbe salvare Venezia dalle acque. Peccato che a sprofondare non è solo la città lagunare, ma la credibilità dell’Italia intera. 
L’altra notizia di spicco è di natura finanziaria: ieri tutti gli indici di borsa a Wall Street hanno toccato i loro rispettivi record storici. Lo S&P 500 e il Dow Jones hanno chiuso ai massimi di sempre e il Nasdaq al meglio dall’ottobre 2000. Nel caso non seguiste la Borsa vi segnalo soltanto che gli indici di Piazza Affari, invece, ristagnano da anni attorno ai minimi. Sul paniere principale molti titoli hanno più che dimezzato il loro valore, alcuni poi valgono anche meno di un quinto rispetto alle quotazioni di anni fa. Scandali a raffica hanno falcidiato Mps, Finmeccanica, Eni, Saipem, ma l’elenco potrebbe continure.
Ecco, quando leggete che la crisi è globale e che gli Usa hanno contagiato il resto del mondo, ricordatevi questi dati. Qualcuno potrebbe obiettare che i mercati finanziari sono una cosa e l’economia reale un’altra. Certo, ma gli investitori istituzionali, cioè i fondi, le grandi banche e le compagnie di assicurazione, non sono tanto stupidi da investire in un’economia malata. I loro soldi vanno dove ci sono imprese sane, che generano utili. Questo sta accadendo negli Stati Uniti e in altre aree del Pianeta. Questo non sta accadendo più in Italia. Da tempo. Punto. Tutto il resto sono solo chiacchiere per fanfaroni istituzionali.

Cattelan-Piazza Affari